IL MISTERO DELL’ACCOGLIENZA: L’ORIZZONTE DELLE INDICAZIONI DIOCESANE
Nel Percorso pastorale Mi sarete testimoni (2003-2006), tra i vari ambiti di pastorale ordinaria in grado di far riscoprire alla Chiesa di Milano il proprio volto missionario, si indicava tra le priorità la ripresa del tema dell’Iniziazione Cristiana (IC) dei bambini e dei ragazzi. L’Arcivescovo card. Dionigi Tettamanzi dava avvio al “cantiere” del rinnovamento dell’IC, che ha visto, per più anni, una “sperimentazione” da parte di oltre 150 parrocchie della Diocesi.
L’urgenza del rinnovamento dell’IC dei bambini e dei ragazzi è stata rilevata dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) in diversi interventi e in varie occasioni in questi ultimi anni. In modo particolare, la pubblicazione di tre Note pastorali sull’IC e di quella sul primo annuncio hanno indicato nella prospettiva catecumenale la linea maestra di questo rinnovamento.
In questo solco si è mossa anche la nostra Diocesi, nel tentativo, anzitutto, di mettersi in ascolto del mutato contesto sociale e religioso, in cui gli attuali cammini di IC non sempre sono in grado di incidere in modo adeguato sulla vita dei bambini e dei ragazzi. Le lacune sono evidenziate anche da molti presbiteri, catechisti e operatori pastorali, che registrano spesso la lontananza o l’estraneità delle famiglie dalla proposta evangelica offerta dalla comunità cristiana, un certo “vuoto” dal Battesimo all’inizio della catechesi di gruppo, la mancanza di un vissuto credente familiare, la fatica ad accettare cammini coinvolgenti, la fuga frequente dopo la celebrazione della Cresima. Tutto ciò genera e alimenta una certa fatica cui si accompagna, talora, un senso di frustrazione.
Per questo, la Chiesa di Milano intende riscoprire e rimanere fedele al vero volto dell’IC che si configura come una proposta capace di consegnare la bellezza e la grandezza del dono di Dio e di suscitare in modo aperto la libera e amorosa risposta dell’uomo.
Il progetto di rinnovamento dell’IC abbraccia tutto l’arco temporale che va dalla domanda del Battesimo alla cosiddetta fase mistagogica che segue la celebrazione unitaria dei sacramenti della Cresima e del¬l’Eucaristia. Con questo ci si riferisce, in concreto, all’accompagnamento spirituale dei bambini e dei ragazzi come delle loro famiglie attorno ai primi undici anni di vita.
L’itinerario dell’IC rinnovata si sviluppa concretamente in tre tappe (dette anche “fasi”), la prima delle quali è la fase battesimale, che comprende la cura per il Battesimo e della prima età della vita (fino ai sette-otto anni). Testo autorevole di riferimento per questa prima fase dell’IC è il sussidio Il mistero dell’accoglienza. Il battesimo, prima tappa dell’iniziazione cristiana (2008) che recepisce e rinnova anche le linee emerse già a suo tempo nel Sinodo Diocesano 47° (1995). A questo testo abbiamo fatto riferimento e ci atteniamo nell’elaborazione delle indicazioni parrocchiali segnalate qui avanti.
La fase battesimale è il momento dell’accoglienza e della “prima evangelizzazione” o “primo annuncio”, rivolto sia ai genitori (su tutto l’arco del tempo di questa fase) sia ai bambini (nell’arco di tempo dei loro 4-8 anni). L’accompagnamento che la comunità cristiana offre prima e dopo il Battesimo, dovrebbe consentire di celebrare il sacramento nella speranza che bambini e genitori possano poi crescere insieme in un contesto familiare e comunitario in grado di favorire un’esperienza dove “la fede e la vita cristiana comincia a casa”.
Dietro la richiesta del Battesimo si dovrà, certo, riconoscere e valorizzare l’intuizione di un papà e di una mamma dell’effettiva importanza del Battesimo per il proprio figlio. D’altro canto, con buon realismo, occorrerà essere anche accorti del fatto che «oggi non è più possibile presupporre che la richiesta del Battesimo per i figli comporti la conoscenza in profondità di questo sacramento e di che cosa significhi accompagnare la crescita del bambino battezzato in una vita di fede» (Dionigi card. Tettamanzi, Famiglia comunica la tua fede, n.26).
Si comprende bene, allora, come nel tempo che precede il Battesimo diventi necessario cogliere le occasioni opportune per avviare o riprendere una relazione serena e significativa tra la comunità cristiana e i genitori. Le comunità che negli ultimi anni si sono aperte a un’accoglienza più distesa e a un incon¬tro personalizzato con i genitori nelle loro case, hanno messo in evidenza l’importanza di relazioni che si avviano nella cordialità e nella semplicità, lasciando trasparire la bontà e la bellezza del Vangelo. Per raggiungere questo scopo si rivela tuttora quanto mai opportuna l’articolazione dei momenti già previsti dal Sinodo Diocesano 47°, ampiamente ribaditi e arricchiti pastoralmente dal testo Il mistero dell’accoglienza.
Secondo le indicazioni del Sinodo Diocesano, «la celebrazione del battesimo avvenga in forma comunitaria. La sua connessione con l’Eucaristia, sempre durante una messa d’orario, può essere opportuna, se si intende coinvolgere in modo significativo la comunità» (cost. 105,1). «Nel programmare la celebrazione del battesimo andranno privilegiate le solennità qualificate da un carattere battesimale» (cost. 105,1). «Il battesimo sia celebrato nella chiesa parrocchiale dove i genitori hanno il domicilio … Per giusta causa, è possibile la celebrazione in un’altra chiesa parrocchiale. Esempi di giusta causa sono: la famiglia del bambino si è trasferita temporaneamente o, per giusti motivi, è attivamente inserita in una parrocchia diversa da quella del domicilio; i genitori prevedono di trasferire il domicilio in un’altra parrocchia e in questa chiedono di battezzare il bambino. …La richiesta del battesimo fuori parrocchia sia responsabilmente valutata dal parroco a cui i genitori si sono rivolti: egli deve assicurarsi della dovuta preparazione, o provvedere alla stessa, e deve avvertire in precedenza il parroco competente e concordare la soluzione più attenta alla concreta situazione…» (cost. 105,2-3). «Per accogliere e valutare la domanda del battesimo presentata dai genitori e prepararli alla celebrazione del sacramento, ogni comunità predisponga un itinerario che preveda tre tipi di incontri, da articolare in più momenti:
- Uno o più incontri del parroco: i genitori vanno aiutati a riflettere sulla correlazione tra la richiesta del sacramento, le loro convinzioni religiose e le loro scelte di vita.
- Un’altra serie di incontri è destinata ad una adeguata catechesi condotta da catechisti specificatamente preparati, in modo da essere di aiuto ai genitori nel cammino di riscoperta della loro fede e del loro stesso rapporto con la Chiesa e la concreta vita della comunità cristiana; è necessario che alcuni incontri siano riservati alla singola coppia, anche, se possibile, presso la loro abitazione».
- E’ infine «da incoraggiare qualche forma di incontro dei genitori con la comunità parrocchiale durante una messa domenicale, in cui i genitori presentino alla comunità i loro bambini che riceveranno il battesimo» (cost. 102, 1-4).
Dopo la celebrazione del Battesimo «è la famiglia ad offrire il contesto domestico della fede, con ricchezza di gesti semplici e abituali e la coscienza della presenza di Dio nel cuore dei bambini» (Dionigi card. Tettamanzi, Famiglia comunica la tua fede, n.29). Tale convinzione chiede alla comunità cristiana l’impegno a un’effettiva vicinanza ai genitori, perché siano sostenuti nel loro compito di primi educatori dei figli anche per quel che riguarda la cura della vita spirituale. Non si tratterà, a questo riguardo, di molti¬plicare le serate di istruzione in parrocchia. Piuttosto occorrerà favorire momenti di incontro e di dialogo (la domenica pomeriggio), per tenere vivo il legame tra le famiglie e la comunità e per far scoprire le ricchezze di grazia e le responsabilità insite nel “ministero” proprio dei coniugi e genitori cristiani.
Con il tempo, accanto a questo, sarà necessario introdurre qualche iniziativa di “primo annuncio” che trovi protagonisti gli stessi bambini (4-8 anni).
IL MISTERO DELL’ACCOGLIENZA: LE INDICAZIONI PARROCCHIALI
La domanda di battesimo è momento privilegiato per una riconsiderazione del personale cammino di fede e per ritrovare nuovi contatti con la comunità parrocchiale. Vorremmo caratterizzare questo momento innanzitutto con uno spirito di accoglienza. Siamo riconoscenti ai molti genitori che hanno dato testimonianza di intelligente preparazione, di cordiale intrattenimento di nuove relazioni con la parrocchia e di lungimirante attenzione nel richiedere di non essere “abbandonati” negli anni successivi al Battesimo, ma piuttosto “accompagnati”, per essere aiutati a educare nella fede i loro figli, introducendoli nella vita della comunità cristiana, fino al momento del completamento sacramentale dell’iniziazione cristiana, secondo i nuovi percorsi della nostra chiesa diocesana.
Incoraggiati da questi riscontri e sulla base delle indicazioni diocesane riferite sopra, riteniamo opportuno fare memoria di alcune scelte pastorali che la nostra parrocchia considera significative perché la domanda del Battesimo avvenga in un adeguato orizzonte di accoglienza e di attenzioni, che evitino di lasciare l’impressione di voler battezzare i bambini per motivi che non sono segno di una mentalità di fede.
In concreto:
- la Domanda di Battesimo deve essere presentata almeno entro la data di battesimo precedente quella identificata per il possibile battesimo del proprio figlio/a (cfr le date annuali per le celebrazioni del battesimo, sempre di domenica, durante una delle Messe, compresa quella di vigilia). Diversamente, si aspetta in santa pace la data successiva, senza restare ingabbiati in pensieri non “adeguati” al significato della celebrazione del battesimo (come certe convenzioni religiose o certi modi di vedere radicati tra i parenti…);
- il Battesimo terrà conto ma non dovrà essere superficialmente condizionato – anche per valutare di chiedere il Nulla Osta per altra parrocchia – dalle possibilità di presenza o meno di parenti e amici (avviene spesso che molti parenti e amici partecipano alla celebrazione in maniera disapprovevole): si tratta infatti innanzitutto di una celebrazione di ingresso nella comunità parrocchiale (la fede non è un affare privato e neppure una festa “solo” famigliare, in cui conta che ci siano i parenti e gli amici, anche se è bello e significativo che ci siano loro pure). Inoltre i genitori avranno l’accortezza di non invitare indiscriminatamente parenti e amici, ma solo chi è capace di “partecipazione” e saranno attenti ad informarsi delle date degli incontri di preparazione, così che scelgano un padrino o una madrina (un solo padrino o madrina, non due) che possa essere presente a questi momenti programmati per la preparazione al battesimo;
- per le considerazioni di cui sopra e in osservanza delle norme del Sinodo Diocesano, il Battesimo si celebra nella propria parrocchia; chi avesse “giusto motivo” (cfr sopra l’indicazione del Sinodo Diocesano) per celebrare il Battesimo in altra parrocchia, deve far fare al parroco di quest’altra parrocchia una richiesta scritta – responsabilmente motivata – da consegnare poi al parroco di S.Spirito perché rilasci il Nulla Osta per la celebrazione fuori parrocchia. Il modulo per la richiesta si ritira in Segreteria Parrocchiale.
